“Human” – Essere umani

“Human” il film di Yann Arthus-Bertrand sull’umanità e sulla difficoltà di vivere insieme.

Un’espressione, oserei dire dei nostri tempi, è “Restiamo umani”, come se ci fossero giorni in cui ci possiamo permettere di non esserlo. Il regista Yann Arthus-Bertrand, il più grande fotografo aereo mondiale, ha voluto ricordarci che essere umani è la condizione unica della nostra vita.

Human” è un progetto davvero colossale: girato in 63 lingue ed in più di sessanta Paesi vuole raccontare qual’è lo stato della nostra umanità ad oggi. Difficile farne una sinossi: domande come “Qual’è il significato della vita?”, “Cos’è l’amore?”, “Quale è stata la prova più difficile che hai dovuto affrontare?” sono state poste ad oltre duemila persone. Questioni che pongono ognuno di noi nella scomoda posizione di rispondere in prima istanza a se stessi.

Girato e distribuito in vari formati, “Human” è una fortissima testimonianza di empatia per tutta la gente del Mondo, ma è anche la testimonianza di come il cinema sia e possa essere veicolo di profonda riflessione.


Su “YouTube” si possono trovare le “Extended version” di questo progetto che, per sua natura, non può essere confinato nella durata tradizionale di un lungometraggio. Volti e parole si susseguono in una carrellata che solo all’apparenza potrebbe essere interpretata come difficile o noiosa. Ma chiediamoci quale importanza ha, invece, vedere il viso di una persona che non conosceremo mai e che ci racconta il suo sentire più profondo.

Lontano dall’agiografia e dal pietismo, Arthus-Berthrand compie un passo importante verso la riaffermazione della cinematografia come mezzo che contiene ancora i sé la possibilità di andare oltre all’immagine girata. Non è solo “messaggio”: è anche risposta.

Presentato all’ultima giornata di “Venezia 72”, “Human” è anche una campagna di interazione tramite il web: gli hastag  #WhatMakesUsHUMAN e #HUMAN su “Twitter” danno la possibilità di interagire con altre persone, discutere, confrontarsi.
Ciò che, insomma, ci rende umani.
Ogni giorno.

“In the Heart of the Sea”

“In the Heart of the Sea”, ovvero la nascita del mito di Moby Dick.

Negli ultimi anni molte major del cinema americano si sono prodigate nel produrre film che narrano le genesi di altre opere, siano letterarie o cinematografiche a loro volta. I film sui film sono una cosa diffusa ed adesso lo diventano anche quelli sulla nascita, per esempio, di libri ormai divenuti dei classici.

E’ l’idea che sottende alla realizzazione dell’ultima pellicola di Ron Howard, regista che ci ha abituato a trasporre in immagini trame molto spettacolari (su tutte “Apollo 13” e “Il codice Da Vinci“). Regista eclettico, seppur abbastanza scolastico, Howard sa passare da film relativamente “piccoli” (“Il dilemma“)a titoli come questo suo nuovo (in uscita in Italia il 7 Dicembre) decisamente orientati al grande pubblico.

“In the Heart of the Sea”, infatti, narra la vera vicenda della baleniera “Essex” che nel 1820 si scontrò con un enorme capodoglio, che non affondò la nave, ma che costrinse l’equipaggio ad un’odissea tragica ed al limite dell’umano.

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Chiaramente una storia cinematografica in sé e che ha ispirato, almeno in parte,  Herman Melville nella stesura dell’immortale “Moby Dick“. Si potrebbe azzardare che è fin strano che, finora, nessuno avesse, con i mezzi tecnologici adesso a disposizione, a produrre un film sull’argomento. Prodotto dalla “Warner Bros” e logicamente (sic) anche in 3D, il film si preannuncia come un concentrato spettacolare di azione e dramma.

Al fianco di Howard ritroviamo Chris Hemsworth (ma anche Benjamin Walker e Cillian Murphy), già con lui nel convincente “Rush” di un paio d’anni fa. E proprio nel 2013 sono iniziate le riprese della nuova uscita: un film impegnativo, per produzione e realizzazione, che si attende alla prova del botteghino come uno dei “top” della stagione invernale.

“A Fàbrica” – Il corto di Muritiba su “Vimeo”

“A Fàbrica”, lo straordinario corto di Muritiba in versione integrale su “Vimeo”.

Aly Muritiba è un regista Brasiliano che si sta facendo apprezzare con opere coraggiose e di spessore. La sua filmografia è quasi tutta basata sui corti: il che, abbiamo imparato, significa padroneggiare con sicurezza il mezzo filmico. La breve durata non lascia spazio a voli pindarici, almeno non quando si vuole narrare storie che hanno al proprio centro l’essere umano e le sue vicende.

Nel 2013, unico cineasta sudamericano ammesso alla settimana della critica del Festival di Cannes con il suo corto “O Pàtio”, Muritiba ha girato anche un altro film di 15′, “A Fàbrica”. Dev’essere stato il suo anno di grazia, dato che quest’opera è stata selezionata per il premio “Oscar” nella sezione corti ed aha ricevuto parecchi altri premi, tra cui quello del “Sundance Film Festival“.

Ora, nella sua versione integrale, “A Fàbrica” è disponibile sulla piattaforma “Vimeo“. Ambientato in degradato e difficilmente vivibile carcere Brasiliano (in realtà quello abbandonato di Ahù) e parte di una trilogia che il regista sta girando, il film parla dei sotterfugi di una madre che vuole mettere in contatto telefonico il figlio condannato con sua figlia per il compleanno.

Muritiba stesso ha lavorato cinque anni in un vero carcere, diventando il confidente di molti detenuti: da questa esperienza ha tratto l’idea di narrare questa storia che, seppur di fantasia, è calata totalmente nella realtà della vita di coloro che sopravvivono in questi luoghi degradati. L’espediente della madre si rivela ben congegnato e tutto il film viene giocato sui primi piani e i piani sequenza di pochissimi personaggi. Dialoghi ridotti al minimo ed un senso di tristezza molto accentuato fanno da corollario ad un momento della vita del protagonista che è intenso e commovente.

La forza di questo ed altri prodotti così pensati è quella di parlare un linguaggio diretto, comprensibile proprio perchè immerso in situazioni che ognuno può comprendere e verso le quali provare empatia.
I film più belli, spesso, narrano delle piccole o piccolissime cose, di tratti di cammino nella vita di gente che in qualche maniera tutti potremmo conoscere.
“A Fàbrica” è uno di questi film.

“The Brink” – Il potere di far ridere

“The Brink”, ovvero il potere di ridere sulla solita protervia Americana.

Non c’è argomento più sfruttato, al cinema o in televisione, di quello del potere politico Americano: sia esso una questione interna o Internazionale, non si contano più le pellicole o le serie TV che lo analizzano e lo spettacolarizzano.
Pensate solo alla mole di film sul Vietnam o, più recentemente, alla pletora di Presidenti eroi che sventano, da soli, complicati e brutali attacchi al suolo USA.

Per fortuna, grazie soprattutto ai network che fanno della qualità una loro caratteristiche peculiari (“HBO”, “Netflix” o “Cinemax”, per citarne alcuni), stiamo assistendo anche alle parodie, che sono sempre una componente importante, quando si parla di politica o guerra.

Dopo “Veep“, l’adorabile presa in giro di un vicepresidente donna totalmente incompetente (interpretata da una superlativa Julia Louis-Dreyfus), è da poco sbarcata sugli schermi italiani (canale “Sky Atlantic“), “The Brink“, dissacrante e irriverente prodotto della “HBO” che narra le iperboliche vicende di un segretario di Stato puttaniere e alcolizzato (uno strepitoso Tim Robbins) che deve gestire una crisi Internazionale con il Pakistan.

Attorno a lui ruotano personaggi esilaranti, come l’incapace funzionario d’Ambasciata interpretato da Jack Black, il pilota di caccia spacciatore e drogato impersonato da Pablo Schreiber e un ironico autista pakistano che, malgrado la sua etnia, si ritrova coinvolto in giochi internazionali enormi (Aasif Mandvi).

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Ci vuole davvero un team di scrittori e sceneggiatori che sanno il loro mestiere, per serie così: il rischio è quello di produrre della satira sciatta e rimasticata. Ma qui il risultato è diverso. Le battute sono fulminanti e se le situazioni che si accavallano ad un ritmo velocissimo e non lasciano spazio a cadute di tono è anche grazie ad una regia che valorizza gli attori e che dona loro spazi in cui possono esprimersi al meglio.

D’accordo, possiamo anche dire che ci sono volgarità e nudi, ma appaiono integrati perfettamente nel clima rocambolesco e francamente esilarante di questa serie.

Già confermata una seconda stagione, appena sono state trasmesse le prime puntate di questa (indice che si è colpito nel segno), “The Brink” è senza dubbio una delle cose che vanno viste, senza tentennamenti.
Non ce ne si pente di sicuro.

“Era bellissima” – Il corto di Max Croci

“Era bellissima”, il nuovo corto di Max Croci con Ambra Angiolini. A Dicembre su “Studio Universal”. Alla 72ma mostra del cinema di Venezia, è stato presentato il nuovo corto di Max Croci,  prolifico e noto regista Italiano. Abbiamo avuto la fortuna di assistere in antemprima alla visione di questo prodotto…

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“Everest” – Un flop in bianco

Delusione unanime per l’apertura di “Venezia 72”.

Non è improbabile, ma nemmeno scontato che un film riesca ad essere amato od “odiato” pressochè da tutti gli addetti ai lavori. “Everest“, ieri in apertura fuori concorso (per fortuna) per “Venezia 72“, ci è riuscito. Nonostante un cast “All Star”, in cui spiccano Jake GyllenhaalJosh Brolin e Robin Wright, la pellicola di Baltasar Kormákur ha lasciato letteralmente gelata la platea.
E questo gioco di parole sarà ripetuto molto, nei giorni a venire.

“Everest” è il tipico filmone all’Americana, un po’ come certi kolossal che hanno il solo (peraltro nobile, si chiaro) intento di intrattenere per due ore più che abbondanti lo spettatore in vena di distrazione. Seppur narrando fatti tragici e veri avvenuti nel 1996 e narrati in quello che è considerato uno dei migliori libri mai scritti sulle scalate, “Aria sottile” di Jon Krakauer, l’opera hollywoodiana detiene tutti i caratteri della retorica moralista e un po’ falsa dell’uomo contro se stesso e la natura.

Tra battute ad effetto, e scontatissime, telefonate a casa per dire “Ti amo” mentre si gela a 40° sottozero e la fine inevitabile di tutti, dicasi tutti, i protagonisti, ci si trova di fronte ad un prodotto – specchietto per una fascia di pubblico facilmente addomesticabile dalla trita retorica delle grandi imprese alla portata di tutti.

Se proprio volessimo trovare un senso al film, potrebbe essere quello di ricordarci che la natura vince sempre e che ogni uomo, qualsiasi uomo, ha dei limiti che non si possono oltrepassare.
E, magari, far riflettere sul fatto che non basta avere 65 milioni di euro per fare di un film un buon prodotto.

“Les Revenants 2” – Torna il mistero

Torna la serie Francese più intrigante.

Chi scrive non ha mai amato né i film né le serie che hanno per protagonisti gli “zombie”. Questione di gusti. Come accade non di rado, però, c’è sempre un momento, un’immagine, un racconto che apprezzi, nonostante una ritrosia di fondo. Nel 2014 (anche se la serie è del 2012) mi è successo con “Les Revenants“.

Una serie Francese non è cosa di tutti i giorni, per la televisione Italiana, ma questa, prodotta con gran riscontro da “Canal+” è davvero di pregevole fattura. Pur avvicinandomi ad essa per prima istanza tramite la musica dei Mogwai, ho subito notato la qualità della produzione e le atmosfere allucinate (nel loro essere, comunque figlie di una certa narrativa horror) e per nulla scontate.

Les revenants

E poi l’ambientazione, così inusuale: una cittadina Francese costruita tra le montagne, a ridosso di una diga (un elemento determinante, almeno nella prima stagione). A tratti ricorda le immagini solo all’apparenza tranquillizzanti dei “Fiumi di porpora“. in mezzo a boschi e strade sempre molto silenziose, in uno stato come di torpore, i morti tornano. Non sono cadaveri, ma le persone integre, come nell’attimo stesso della scomparsa.

Sarebbe complicato riportare tutto ciò che avviene nelle otto puntate, dense e sempre cariche di inquietudine: la regia riesce a creare un continuum di atmosfere tese tra incubo ed immaginazione che raramente sono riscontrabili in produzioni Europee e di certo non Italiane. E con uno dei finali più criptici che sia capitato di vedere.

E’ lecito attendere con vivo interesse la seconda stagione, che sarà trasmessa alla fine di Settembre in Francia, per poi approdare su “Sky Atlantic” e, in visione libera dopo, su “La 7“.
Il consiglio è, intanto, di recuperare la prima stagione.
Ne resterete ammaliati.

“Agents of S.H.I.E.L.D.” – La terza stagione

Ritorna la serie “Marvel” per la terza stagione. Nella migliore tradizione della “Marvel“, alla fine della seconda stagione di “Agents of S.H.I.E.L.D.” erano più le domande in sospeso delle certezze. Il meccanismo ha sempre funzionato, diventando una parte rilevante anche nei lungometraggi della casa di Stan Lee: le famose scene…

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