“The Black Mass” – Il boss Depp

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The Black Mass con Johnny Depp racconta l’ascesa di un boss mafioso grazie all’aiuto dell’FBI. Un Johnny Deep in stato di grazia in un film che avrebbe potuto osare di più.

Scott Cooper  è già un nome piuttosto importante nel panorama registico Americano.  “Crazy Heart” è stato un esordio di quelli che contano, se non altro per la monumentale interpretazione di un Jeff Bridges da Oscar.  Anche “Out of Furnace” era un pellicola piuttosto interessante, con una storia non proprio originalissima, ma abbastanza ben costruita intorno ai forti personaggi di Christian Bale e Woody Harrelson.

Da qui si può ripartire per parlare di “Black Mass“, appena uscito per la “Warner Bros Italia” sugli schermi Italiani. Presentato alla recente Mostra del cinema di Venezia, il film è un solido thriller basato sull’ennesima storia vera, quella del boss di Boston James Bulger, di origini Irlandesi. Il volto, scavato e cadente, è quello di Johnny Depp, di cui si è parlato più per il trucco che lo invecchia che dell’interpretazione, invero molto calibrata e profonda. In un continuo gioco di specchi e tradimenti, assistiamo all’ascesa di questo personaggio, indiscutibilmente negativo (anche se legatissimo al figlio ed alla madre): dapprima “pesce piccolo” e poi, con l’aiuto di vecchi amici d’infanzia passati dalla parte dei buoni e di parenti importanti (Benedit Cumberbatch convicente Senatore dello Stato), boss incontrastato della città.

Incontrastato proprio perchè diviene un collaboratore “sui generis” dell’FBI, che farà in modo, tramite lui, di azzerare la mafia Italiana e nel contempo, ma in maniera illegale, lo proteggerà, dandogli mano libera per ogni sorta di malaffare.
Trama forse non originale, ma trattata in maniera decisa e coinvolgente da una regia decisamente solida: senza voli pindarici, Scott tiene le redini della narrazione, usando con leggerezza la camera da presa ed indugiando spesso su primi piani che creano momenti di reale tensione attraverso i volti degli attori.

Mossa intelligente è quella di dare spazio ai personaggi secondari attraverso attori di razza: su tutti vanno citati e lodati Kevin Bacon Peter Sarsgaard. Il coprotagonistaJoel Edgerton, invece, nonostante in passato abbia dato buona prova di sé, risulta essere un po’ monocorde.

Johnny-Depp-Black-Mass

Cosa manca, allora, perchè “Black Mass” sia un grande film? Probabilmente perchè Scott non riesce, ancora, a trasmettere un’epica che è insita (anche se non condivisibile) in queste storie di malavita. Quella, per esempio, in cui Scorsese è maestro, e sia detto con la dovuta ragione. Anche lo scorrere del tempo (parliamo di un arco narrativo di vent’anni) è quasi didascalico, ma in connessione evidente con gli eventi. Sembra quasi che il tempo si cristallizzi e non si muova.

Pur tuttavia, grazie anche ad una alla fotografia accurata di Masanobu Takayanagi, non eccelsa, ma ricercata soprattutto sui toni scuri e al lavoro accurato per le scenografie di Stefania Cella, il film è estremamente intrigante e non sono rare le scene decisamente riuscite.

In buona sostanza, “Black Mass” entra nel novero delle opere sulla malavita come un esempio di buon cinema, cui manca solo forse un po’ di esperienza registica che Scott avrà modo di farsi negli anni a venire.

 

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